 2 ª classificata
Il volo di Icaro
a F., in memoriam
Ragazzo mio, i semi dell'assenza
hanno germogli in dune desolate;
eppure a volte mettono radici
persino dove gemmano i rosai,
o dove l'erba, in mite primavera,
prova esitante a diventare grano.
Splendeva indenne, nel tuo tempo chiaro,
la luna che accompagna giochi e sogni:
guerre incruente, spade di velluto
per i nemici giunti da galassie
dove il cuore non duole e dove morte
si ripara con raggi prodigiosi.
Ma un cuore fresco può inguaribilmente
ferirsi a un motto perfido e perfino
a un brivido d'amore troppo acuto.
E in fondo a un giorno porpora ed artigli,
l'ingiuria scellerata e insopportabile,
ferita inestinguibile che brucia.
Distratti dagli eventi,
sordi noi grandi al grido tuo d'aiuto,
che in quel lamento acerbo un vento lieve
udimmo, e la fatica della vita
(il prezzo necessario da pagare
per chi s'appresta al gioco delle parti).
Smarrito tra la folla assente e ignara,
tu già tracciavi liberate rotte
sulle segrete mappe del commiato.
Icaro implume, arreso alla tua pena,
breve fu il volo, fuoco fu l'approdo!
Ci vogliono ali buone per librarsi
in cieli azzurri ad inseguire il sole.
Noi qui più soli, increduli, spauriti,
invano aspetteremo i sogni a nascere,
ora che il vento chiama
e più atterrisce brezza che tempesta.
Vicaretti Umberto
Luco dei Marsi AQ
|