CENTRO STUDI VIGNOLA

Anche noi del Centro Studi, ogni anno organizziamo il nostro sogno, che è la nostra festa...

Il Presidente del Centro Studi Vignola

Benvenuti - PREMIATI 2007 SEZIONE A


ANTOLOGIA DEL
Concorso Internazionale di Poesia
"Città di Vignola"
Alla memoria di Luigi Bozzoli
ANTOLOGIA 2007



Terza Edizione - Seziona A



1 ª classificata

ORA CHE I GIORNI CADONO

I

Ora, che le mie corse sono sempre più affannate
e i miei giorni si fanno sospiri nel vento;

ora che l'età non appartiene più ai tuoi occhi
mi lambisce il sospetto che la nostra
vita assieme sia stata solamente
sogno. E ti cerco disperatamente.

Ti cerco nell'aria, negli infiniti spazi dei narcisi
a primavera, nell'odore dei ciliegi in fiore:

L'anima sempre appesa al dolce filo
che prima sorreggeva anche la tua.

II

Qui tutto è memoria di te:

Quel mazzetto di lavanda nel cassetto del comò,
il mio volto nello specchio che indossa, quasi per caso,
il tuo profilo, il tuo sorriso,
fra queste pareti ingrigite dal tuo silenzio.

Chissà in quale stagione c'incontreremo ancora;
quando potrò chiudere gli occhi per tornare.
Chissà se lì stai bene:

Dimmelo. Prima che cada il giorno.
E il sole si fa piccolo e scompare.

Io e quest'amore grande che non tace.

Che nascondo in fondo al cuore
E che vorrebbe raccontarti dei miei giorni
Nella tua assenza, magari seduta accanto
alla tua anima che veglia sulla mia.

III

Più che sorridesti , madre mia, adesso dei miei sogni.

Adesso che nel viaggio trovo solo porte che non s'aprono.
Una rosa piccola che invece di schiudersi già muore
e che aggiungo invano, nel camino, ceppi che non ardono.

Ogni volta che il mio cuore torna a palpitare
l'eco della tua voce s'alza in volo a profumare l'aria;
e risento i tuoi passi svelti, le carezze, le parole essenziali.

Ma come posso dirti che mi manchi tanto.

Vorrei che le tue mani m'insegnassero come allora a volare.
A far fiorire nei miei occhi un sorriso. Un nuovo canto.

Per non morire.


Di Iorio Rosanna

Chieti



2 ª classificata

Il volo di Icaro
a F., in memoriam

Ragazzo mio, i semi dell'assenza

hanno germogli in dune desolate;

eppure a volte mettono radici

persino dove gemmano i rosai,

o dove l'erba, in mite primavera,

prova esitante a diventare grano.

Splendeva indenne, nel tuo tempo chiaro,

la luna che accompagna giochi e sogni:

guerre incruente, spade di velluto

per i nemici giunti da galassie

dove il cuore non duole e dove morte

si ripara con raggi prodigiosi.

Ma un cuore fresco può inguaribilmente

ferirsi a un motto perfido e perfino

a un brivido d'amore troppo acuto.

E in fondo a un giorno porpora ed artigli,

l'ingiuria scellerata e insopportabile,

ferita inestinguibile che brucia.

Distratti dagli eventi,

sordi noi grandi al grido tuo d'aiuto,

che in quel lamento acerbo un vento lieve

udimmo, e la fatica della vita

(il prezzo necessario da pagare

per chi s'appresta al gioco delle parti).

Smarrito tra la folla assente e ignara,

tu già tracciavi liberate rotte

sulle segrete mappe del commiato.

Icaro implume, arreso alla tua pena,

breve fu il volo, fuoco fu l'approdo!

Ci vogliono ali buone per librarsi

in cieli azzurri ad inseguire il sole.

Noi qui più soli, increduli, spauriti,

invano aspetteremo i sogni a nascere,

ora che il vento chiama

e più atterrisce brezza che tempesta.


Vicaretti Umberto
Luco dei Marsi AQ



3 ª classificata

COPENHAGEN

Copenhagen spesso è un bambino che piange


Anche di giorno

il canale rallenta la sua corsa

immerso nel silenzio dove riposa il battello


Anche di notte

colori specchiati su pozzanghere

dove vanno passanti senza ombrello e senza fretta

Ma Copenhagen oggi

è la culla di un turista senza meta

di un ponte sospeso nel mare

di un piatto di ceramica bianca


E' la camera di un Hotel di finestre senza persiane

che avide assorbono luce da un vicolo spento nell'ombra

E' l'attesa di una donna da sempre sul ciglio del mare

lo sguardo di malinconia che filtra l'orizzonte

E' un turista sprovveduto in balìa dell'acquazzone

che vedi allontanare da un finestrino solitario

E' un alternarsi di statue improvvisate

con accennati sorrisi su volti truccati


Copenhagen è la distanza da te

frontiere abbattute e confini impercettibili

risposte annegate nel ghiaccio ancora più freddo


E' la notte che scivola inquieta

dentro una città con grate invisibili

E' un rullino graffiato

di foto che mai guarderò

E' il boato di un dolore cercato

che mi vede solo fuggire da te


Non vedi lo sfondo che mi appare

da questo grattacielo che trapassa un cielo profondo

dall'ultimo piano soltanto voci spente laggiù

e laggiù un cigno che lentamente muore


Corneli Cinzia
San Mariano Corciano PG



4 ª classificata

A mia madre

E d'improvviso ancora

queste ore chiare incide lo stupore oscuro

della tua assenza, della tua presenza

che lontane rotte ha decifrato

al lume dell'eterno

e declivi e alberi accigliati

ha lasciato per non più tornare,

per non più soffrire.

Eccomi, non ti dimentico,

rimani in ascolto se puoi,

se il tuo non tempo che soverchia

il tempo nostro ti consente

udito e vista o quel che resta:

parlami, dimmi di te, del tuo sonno greve,

del mio sogno lieve,

dell'acre rimpianto che come stórmo

dal mio cuore migra verso quel Dio

che di te ha fatto preda,

benché d'amore.

Senti: ombrosa pioggia miete ricordi

oltre il lembo di quest' agosto,

di te sazio fino a patire.

A tratti il tuo volto trema

e s'affaccia urlo di vento,

da riva a riva, da cielo a cielo,

ma più non trasporta voce

né profumo di te m'assale,

di te che morte adorna ancora.


Ambrosini Angela
Città di Castello PG


Gli Annuari del Centro Studi Vignola

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