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A mia madre
E d'improvviso ancora
queste ore chiare incide lo stupore oscuro
della tua assenza, della tua presenza
che lontane rotte ha decifrato
al lume dell'eterno
e declivi e alberi accigliati
ha lasciato per non più tornare,
per non più soffrire.
Eccomi, non ti dimentico,
rimani in ascolto se puoi,
se il tuo non tempo che soverchia
il tempo nostro ti consente
udito e vista o quel che resta:
parlami, dimmi di te, del tuo sonno greve,
del mio sogno lieve,
dell'acre rimpianto che come stórmo
dal mio cuore migra verso quel Dio
che di te ha fatto preda,
benché d'amore.
Senti: ombrosa pioggia miete ricordi
oltre il lembo di quest' agosto,
di te sazio fino a patire.
A tratti il tuo volto trema
e s'affaccia urlo di vento,
da riva a riva, da cielo a cielo,
ma più non trasporta voce
né profumo di te m'assale,
di te che morte adorna ancora.
Ambrosini Angela
Città di Castello PG
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