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COPENHAGEN
Copenhagen spesso è un bambino che piange
Anche di giorno
il canale rallenta la sua corsa
immerso nel silenzio dove riposa il battello
Anche di notte
colori specchiati su pozzanghere
dove vanno passanti senza ombrello e senza fretta
Ma Copenhagen oggi
è la culla di un turista senza meta
di un ponte sospeso nel mare
di un piatto di ceramica bianca
E' la camera di un Hotel di finestre senza persiane
che avide assorbono luce da un vicolo spento nell'ombra
E' l'attesa di una donna da sempre sul ciglio del mare
lo sguardo di malinconia che filtra l'orizzonte
E' un turista sprovveduto in balìa dell'acquazzone
che vedi allontanare da un finestrino solitario
E' un alternarsi di statue improvvisate
con accennati sorrisi su volti truccati
Copenhagen è la distanza da te
frontiere abbattute e confini impercettibili
risposte annegate nel ghiaccio ancora più freddo
E' la notte che scivola inquieta
dentro una città con grate invisibili
E' un rullino graffiato
di foto che mai guarderò
E' il boato di un dolore cercato
che mi vede solo fuggire da te
Non vedi lo sfondo che mi appare
da questo grattacielo che trapassa un cielo profondo
dall'ultimo piano soltanto voci spente laggiù
e laggiù un cigno che lentamente muore
Corneli Cinzia
San Mariano Corciano PG
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